Renato Cantini Neverwhere ( Even Eights Records 2010) – Recensione JazzIt

Jazz ItEvocazioni atmosferiche, paesaggi sonori: così si potrebbero definire i brani di “Neverwhere” , che Renato Cantini ha inciso affiancando alla sua tromba sia un gruppo di strumenti acustici, sia le sonorità da lui stesso generate grazie alla programmazione al computer. Un album, dunque, che sfrutta le possibilità (anche di auto-produzione: il disco è inciso nel suo studio privato) offerte dall’alettronica, accostandole a quelle dell’improvvisazione di marca più strettamente jazzistica: il risultato è decisamente insolito, propenso ad atmosfere sfumate e malinconiche. In queste nove miniature sonore, quasi tutte di durata intorno ai due o tre minuti, Cantini riesce a creare ogni volta nuove soluzioni timbriche e formali, aprendo una serie di finestre su territori musicali ora delicati e sognanti, ora screziati da graffi più inquieti. (SP)

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